Grazie 2016 - Diario di una sfida

01 October 2016

Il CIV 2016 si è concluso con un magnifico 5° posto sotto l’acqua e un 14°posto strappato con i denti nell’ultimo week end al Mugello il 9/10 Ottobre 2016. Con la piccola grande soddisfazione di mettere dietro tutti nel warm up di domenica mattina. È il momento dei bilanci e questo è la mia personale poesia di ringraziamento per questa bellissima avventura che ho vissuto quest’anno.

Grazie al mio corpo che mi permette di esprimermi in moto e nella vita nel migliore dei modi. L’impegno di trattarlo, nutrirlo e accudirlo sempre nel migliore dei modi mi sta portando dei continui miglioramenti che in moto si traducono in migliore sensibilità, migliore efficienza e maggior resistenza.

Grazie a mia moglie Clarissa che è semplicemente meravigliosa ma è anche e soprattutto molto di più. E grazie a Unika che mi ha scelto come babbo.

Grazie alla mia Yamaha R1 che è la moto più veloce che io abbia mai avuto ed è anche l’unica moto che conosco che ha una inesauribile voglia di mettersi costantemente davanti a tutte le moto ufficiali.

Grazie alla mia Yamaha R1 e a Franco Gubellini che cura il suo assetto con i prodotti Fg e si occupa di tenermi tranquillo e darmi ogni volta preziose indicazioni su come migliorare come pilota! Sono zuccone ma piano piano imparo!

Grazie alla mia Yamaha R1 e a Fabio Baracchi che con le sue mani e la sua pazienza la sistema a modo per farla funzionare perfettamente e che mi sopporta in ogni mia (a volte estrema) richiesta.

Grazie alla mia Yamaha R1 e ad Alessandra Mancini che legge perfettamente tutti i dati di ciclista e motore, e che con infinita gentilezza mi aiuta costantemente a migliorare nella guida.

Grazie alla mia Yamaha R1 e a Marcello Gentile che si fa in 4 ogni week end di gara per svolgere tutti i lavori necessari a mandarmi in pista in maniera perfetta e che si emoziona dal muretto .

Grazie alla mia Yamaha R1 e a Simone Pioli che è il classico Jolly che tutte le squadre si sognano.

Grazie alla mia R1 e a Maurizio Cucchiarini che mi ha preso a cuore prima come persona e poi come pilota e che mi ha dato una gran bella mano a correre quest’anno!

Grazie alla mia R1 e a tutto il Fans club e in particolare a Luca Tedeschi, sua moglie Nadia e Roby Usai che mi sostengono in maniera meravigliosa.

Grazie alla mia R1 e a tutti gli sponsor presenti, passati e futuri che con la loro energia mi permettono di avere sempre tutto il materiale che mi serve per esprimermi al meglio.

Grazie alla mia R1 e all’amico Giovanni Martelli che con la sua presenza fissa e il grande supporto è di diritto uno dei primi a salire sul carro dei vincitori.

Riflessioni sul motociclismo - Diario di una sfida

30 October 2015

Io amo il motociclismo. Un amore condiviso da milioni di persone. Per amore di questo sport mi sono spesso fatto male ma grazie a questo sport ho conosciuto meglio me stesso e ho conosciuto le persone più importanti della mia vita. Mia moglie Clarissa Oliverio per prima, e poi tanti cari amici.

Per amore di questo sport fino ad ora non mi sono espresso pubblicamente su quanto è accaduto in Motogp. Credo che le ultime vicende abbiano tirato fuori quello che già si poteva intravedere da tempo. Quando chi comanda è il business lo sport va a farsi un giro. E quando si perdono di vista i veri valori dello sport allora anche gli "sportivi" (in questo caso i più VELOCi al mondo) si ritrovano ad essere solo degli attori di un grande spettacolo che poco e niente ha a che vedere con lo sport.

Nel dettaglio la manovra di Rossi è completamente antisportiva (caduta o meno) e l'atteggiamento in pista di Marquez è almeno sospetto e comunque fuori luogo. A questo punto chi decide i regolamenti avrebbe potuto far capire a tutti che non si può e non si deve scherzare in pista, perché ci si può fare male ma soprattutto perché il grande atleta ha il compito morale di dare l’esempio. È con l’esempio che cresceranno le generazioni future, è la verità che fa evolvere l’essere umano.

Allora il Valentino avrebbe potuto ammettere di essersi arrabbiato e frustrato dalla situazione, di aver reagito con un gesto di rabbia/disperazione agli attacchi di Marc. E Marc avrebbe potuto ammettere di aver cercato lo scontro diretto per infastidire Valentino che durante l’anno lo ha più volte attaccato (in modo poco corretto) sia in pista che fuori.

La rabbia, la frustrazione, il volersi vendicare sono sentimenti umani e comprensibili da tutti. Quello che rende un uomo migliore è ammettere le proprie debolezze pubblicamente cosi da non ripeterle, così da dare l’esempio. Valentino e Marc sarebbero diventati ancora più campioni di quanto lo sono ora. Invece tutti danno la colpa a tutti in una guerra che crea altre guerre. Ultima cosa di cui ha bisogno il genere umano.

E poi c’è chi decide le sanzioni che avrebbe potuto prendere una posizione decisa per evitare altre conseguenze ancora più gravi e invece ha deciso di aumentare la suspense… come in un film in cui si aspetta un finale mozzafiato. Ma qui non siamo ad Hollywood, questo è sport. E lo sport è prima di tutto rispetto, rispetto per se stessi, per gli altri e per le regole. Qui nessuno rispetta più nessuno, nemmeno se stesso. Allora io li lascerei entrambi a casa a riflettere sull’accaduto. A riflettere sul vero perché di quello che hanno fatto.

E metterei al posto loro due piloti che ancora si ricordano il perché corrono. Perché, cari miei, correre solo per vincere significa non sapere perdere. E non saper perdere significa non voler crescere. E se fare sport non serve più a crescere allora è meglio che smettiamo di farlo e ci dedichiamo ad altro. Me compreso.

ULTIMA GARA DEL CIV SBK 2015 - Diario di una sfida

12 October 2015

Mugello 12 OTTOBRE 2015

Ultima gara del campionato italiano, ultimo test dell’anno per verificare la bontà del lavoro svolto dopo l’infortunio di Maggio. Il Mugello è diventata la mia pista di casa, e correrci è sempre una grande emozione.

Gara 1 del sabato si è svolta sotto una pioggia fotonica. Arrivare era già un impresa. Alla prima curva dopo una partenza “tranquilla” dire che non si vedeva nulla è dire poco. Un muro d’acqua, vi assicuro che entrarci dentro a 200km/h è stata un emozione forte. Poi il primo rettilineo a 280km/h, i primi giri in bagarre e gli ultimi al freddo mi hanno temprato non poco. Settimo posto ottimo per le condizioni ma soprattutto una grande stima in quello che sono riuscito a fare io e tutti i miei colleghi. In tanti sono caduti ma nessuno ha pensato di mollare. Ci vuole coraggio e capacità.

Domenica in Gara 2 è tornato fuori il sole, tanti tifosi sia del mio fans club che di altri piloti, temperatura buona per poter andare veloci e godersi il Mugello asciutto. Ma già dal giro di ricognizione un problema tecnico all’elettronica mi ha messo in guardia. Parto oppure prendo la via del box?! …la voglia di correre è troppo grande! Parto lo stesso cercando di cambiare mappatura alla centralina, primo rettilineo… niente la moto non va, primo mezzo giro… ancora niente di buono, e intanto mi passano praticamente tutti. Quando la speranza se ne stava andando ecco la soluzione, la moto andava a metà regime in seconda marcia ma nelle altre marcie era a posto. Allora il piano è semplice, metto la seconda per entrare in curva e poi appoggio subito la terza, basterà poi che apro il gas un po’ prima e il gioco è fatto. Secondo giro rabbioso, sorpasso 3 avversari e a pista libera inizio a darci dentro. Si… ci do troppo dentro, e come di solito succede quando la lucidità viene a mancare faccio un volo carpiato con doppio avvitamento di moto. Gara finita. Dito mignolo mangiato dall’asfalto, spavento per i miei supporter. Fine della stagione!

Ora siamo alle solite, di nuovo una caduta ma questa volta il week end mi ha lasciato un buon sapore, la caduta è un episodio, ma il lavoro svolto sulla moto dai tecnici e sulla guida da me è stato ottimo. Mi sono qualificato con un tempo di 1,52,5 che al Mugello vuol dire andare molto molto molto forte. L’unica Yamaha davanti a me era ad appena un decimo di secondo. Grazie ad un lavoro di messa a punto costante il feeling con la moto è migliorato ad ogni turno e giro dopo giro i tempi sono scesi in maniera continua.

Insomma questa volta mi sono divertito sia in pista che fuori della pista.

Posso solo ringraziare Franco Gubellini che con le sue sospensioni mi fa correre veloce, Fabio Baracchi di Dcorsa che ha lavorato sulla moto senza sbagliare una mossa, Simone Pioli, fantastico alla sua prima esperienza come aiuto meccanico, Alessandra Mancini, una bravissima alleata nel leggere l’acquisizione dati I2M che mi ha permesso di sistemare al meglio la mia Yamaha R1 (prima velocità Yamaha in prova) e Marcello Gentile, il suo compagno nella vita e nel lavoro, prezioso per i consigli e per l’incoraggiamento.

Le competizioni mettono in luce tutto il meglio e il peggio di ognuno e questa gara mi ha fatto chiaramente vedere a che punto sono del mio cammino verso il campionato italiano Sbk del prossimo anno.

Uomo, istruttore, pilota, padre, marito - Diario di una sfida

01 August 2015

A volte mi sembra di essere ancora il ragazzino che con il suo Malaguti Phantom F12 andava a cercare una curva che gli regalasse l’emozione di una piega. Ma quando apro gli occhi e mi guardo allo specchio vedo un uomo di 36 anni (quasi) che ha realizzato il suo sogno di correre in moto e che tutti i giorni ringrazia il cielo e la terra per avergli donato una moglie e una figlia meravigliose.

Questo non vuol dire che io abbia capito ancora chi sono. Quando vado al lavoro nel mio ufficio preferito, il Mugello (ma anche Misano e Magione) mi metto i panni dell’istruttore; tutte le persone che richiedono il mio servizio sono appassionati sognatori che hanno ancora voglia di imparare. Ad andare in moto e non solo.

Il mio compito è quello di individuarne le caratteristiche e le loro abitudini in sella. Una volta conosciuti in borghese e con la tuta addosso cerco di sistemarli sulla moto per fargli affrontare ogni curva, frenata e rettilineo in maniera migliore, più sicuri, più veloci. Più contenti, forse anche uomini migliori. Non ho nessun potere nella vita degli altri, mi limito solo a far si che ogni motociclista tiri fuori il meglio di se. Vado a lavorare su quello che c’è, e che per qualche motivo fino a quel momento era rimasto inespresso.

Alla domanda che lavoro fai, mi piace rispondere: inseguo e mi faccio inseguire sul filo dei 250-300 km/h uomini e donne in sella alle loro moto, poi quando ci fermiamo gli spiego cosa potrebbero fare per farmi faticare di più. Un bel lavoro che mi da l’opportunità di conoscere tante persone che, in fin dei conti, mi aiutano anche a conoscere un po’ meglio me stesso.

La mia seconda attività è quella del pilota. Fantastico lavoro in circuito, pieno di gioie e dolori, di grandi pieghe e velocità da urlo. Peccato che, per il momento, passo più tempo a cercare il budget che sulla moto da corsa. Se è la cosa giusta arriverà anche il mio momento.

Tolto il vestito da istruttore e la tuta da pilota, mi capita anche di fare il tester. Quanta roba. A volte sono cosi confuso che nemmeno so come mi chiamo. Una vita movimentata e rumorosa. Ma devo ammettere che tutto questo non sarebbe così bello se non potessi tornare nella pace della casa curata e abbellita da mia moglie e mia figlia.

Pensavo che fare il marito sarebbe stato più facile ma nulla è facile in questo mondo. A casa come in pista c’è sempre da mettersi alla prova, ogni giorno è diverso dall’altro e ora so che questo è il bello, questa è la vita. Con Clarissa ci confrontiamo di continuo, a volte con dolcezza, a volte con toni accesi ma sempre alla ricerca della verità. Per conoscerci sempre meglio, per andare in profondità, per amarsi sempre di più. Lei è come la pista del Mugello. Non finirò mai di conoscerla e di stupirmi della sua bellezza.

Da un anno e mezzo sono anche un padre. Ed è la gioia più bella di questo mondo. Mia figlia che mi chiama, che mi chiede di salire sulle mia braccia, le sue risate, le sue guancie, i suoi occhi. Puri. Quante notti insonni, quante preoccupazioni e paure, ma per nessuna ragione al mondo potrei rinunciare a lei. Essere padre mi ha fatto capire tante cose anche su mio padre e mia madre. Quante gliene ho fatte passare. Prova tangibile del significato di amore incondizionato.

Tutto questo per ammettere che non so ancora chi sono davvero, ma nel frattempo mi godo il cammino che mi porterà a scoprirlo.

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